Contenuti per adulti
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"Che fine ha fatto quel ragazzo pieno di fame dentro agli occhi
Sveglio su un foglio tutte le notti..."
Sono tornato, nuovo rintocco, attimo serrato
Tutte le volte che lo hai sentito e non lo hai mostrato
Tutte le volte che lo pensi e non ne hai mai parlato
Sono grande... In tanti me l'hanno detto
Altrettante volte mi sono rivisto nella parola inetto
Non soltanto nella visione a sé stante,
Ma come sotto i riflettori, sopravvissuto al labirinto della mente e le sue stanze
Come ti orienti tu in questo labirinto?
Non serve vedere, non serve logica, non devi essere spinto
Serve piangere... Metti quella benda sui tuoi occhi
Camminerai dentro di te, tra gli ingranaggi del tuo tempo... Senti i rintocchi...
Ero in quel negozio di orologi quella sera
In un attimo ho sentito tutti i ticchettii degli orologi vicini
Il silenzio scandiva il tempo, lo sentivo, era vivo
Allo stesso tempo la paura rallentava, come quegli orologi: da minuti, a secondi, a secondini...
Se potessi scegliere un orologio, ne avrei uno con una sola lancetta
Per dare valore a ogni istante, minuto, ora... All'anno luce che ti intercetta
La stanza del tempo è stata attraversata
Passato e futuro, il presente è il crocevia di una strada spianata
Seguimi, il viaggio è lungo
Tra spine, rovi, trappole di questo sentiero... Quante volte mi sono punto
Non ti lascerò toccare, tantomeno torcere un pelo
Sarai un cieco guidato dalle buiole di questo accecante cielo
Passo dalla via lattea, scorgo un sentiero
La mia sicurezza sta in quello che vivo, non in quello che spero
La stanza bianca mette i brividi
Allucinazioni irriducibili, ansiogene, orribili
Noi timidi, lividi, spigoli
Non c'è niente, è un cubo bianco da fuori
Dentro tutto nero
Parallelo alla mia stanza da cui ti osservo, piccolo cieco?
Dentro, sul pavimento, fogli di carta
Ne leggo uno, ti fa' paura, carta straccia...
"
Scrivo, crocifiggo questi atomi
Attimi immobili, distorsione temporale
Scegliamo, veniamo scelti, o rimaniamo incondizionati?
La mia è crittografia dell’anima, avevo perso la chiave
Persone schiave, ma non scende una lacrima
“Devi tornare sui tuoi passi…”
Le parole veloci di oggi, diventano sassi
È facile andare avanti, prova a tornare indietro
Ti misuri con un metro, vivi i tuoi istanti
Noi che paranoici proviamo a prevedere il futuro
Ma ogni volta che lo costruisco, crolla pezzo a pezzo, ogni muro
Parliamo di tutto, non capiamo niente
Chi di voi mi ascolta, chi invece mi sente?
Se non sai dove stai andando
Ricordati perché hai iniziato
Non di ciò di cui stai parlando
Ma di ciò che hai subito, e a tuo modo trasformato
Passiamo da legami, ad essere legati, poi omologati
Diventiamo aguzzi, taglienti, vetri spaccati
Siamo scaglie di ossidiana
Del tessuto reticolo della corazza sociale
giudicata pietra grigia, una forma mondana
Come se essere duri fuori e fragili dentro, non fosse speciale
Cosa ci sentiamo di essere insieme se da soli non siamo nessuno?
Incendio di fiamme spente, che si sentono qualcuno
Qualcosa si muove sottopelle, scorgi un rilievo
Tra il fuori e dentro, è nel limbo che mi schiero
Studi di piu il tuo sangue o il tuo scheletro?
Ci sarai tu in quel corpo, nel tuo feretro?
Impugna la penna, smussa la lama
Rompi dall’interno: terremoto dell’anima
Scava nel flusso, fermalo per un istante
Le scene della vita sono poche, ripetute sembrano tante
Il primo cuore, sangue rosso di dolore
Il secondo: sangue blu, nel tuo mare di pensiero
Reazione inaspettata, miscela in questo siero
Il terzo legame incatenante tra i primi due…
Ne ha scritte tante… ma erano tutte tue?
Inchiostro nero che scorre da questi corpi: parole
Nessuno dei tre è vero,
Fermo la pellicola, piccolo sale delle onde di questo pensiero
Gocce acide, amare di verità, in questo sciroppo
Questo mare è diventato inabitabile, il verde è troppo
Prenditi la tua dose di verità
Mira, rifletti, carica…
Tensione che respiri"
Una bozza, ore buco, inchiostro buttato
17 anni, sento la sfortuna addosso da quando sono nato
Se la consideri bella,
Non fare rima con stella
Ti dirò che è stata fatta per riempire un niente
Spunta da lì, ma non per questo la considero decente
Più dolore, solitudine, mancanza...
Io, che di questi incubi, ne ho tratto la sostanza
Seppellitemi lì, in quella stanza, nel mio cuore
Voglio morire in mezzo a quei testi, sommerso da quelle parole
Scriverò bianco, sulle pagine nere della mia storia
Ombreggerò il grigio della sconfitta, sfumando la vittoria
Perché anche se vinci, non sei un vincitore
Più c'è successo, più ti realizzi, diventi un attore
Come te, piccolo cieco...
Ora quelle lacrime possono scendere, ora sì che me le spiego
Stanno scendendo anche a me, dentro, non te lo nego...
Non serve vedere, per sentire chi sei, anche i ciechi si piangono addosso
Anche dai deboli puoi imparare, più che dai forti... Paradisiaco paradosso
Piedi per terra, testa in aria
Sei una cavia, pianta di questa serra
Se fossi anche tu parte di quel mondo di cui stai mangiando anche l'osso?
Che te ne frega, sei carne e qualcosa in più che indosso...
Soffriamo, ci mangiamo da soli, ci piangiamo addosso
Si è perso il dolore come lente (e non riflettore) di quell' insetto?
Non vuoi ascoltare queste parole, le stai leggendo con sospetto
Eppure sei qui, eccezione dell' umano, attimo sfuggito al tempo
Anche io prima non riuscivo a parlare, piangevo a stento
Ne avevo 12, come se ne sentissi 100
Andiamo avanti, ora sei tu
Distrutto il tutto, il guscio, lo scudo non c'è più
Siamo arrivati a un incrocio:
Sinistra, destra, dritto, indietro? Io in questo mare acido, non sfocio
Stai fermo, immobile, sguardo sincero
Lo sento, non più lo spero
Quante volte hai fatto questa strada?
Serve che succeda purché una cosa accada?
L'hai fatta per piacere o piacerti?
Quando ti metti un profumo, lo fai per gusti semplici o olfatti esperti?
Tranquillo, puoi essere quello che vuoi basta scordarti di quello che sei
Se non ti piace quello che vivi, non lo immagini, te lo crei
E a furia di farci la guerra, assorti nei nostri mondi
Siamo diventati lo stesso soggetto i cui riflessi sono diventati i suoi sfondi
Non dipingere quei colori sgargianti
Ossigena le parole, satura la mente, abbonda i pianti
Ti aiuta più questo che impugnare le armi
Abbassiamo quelle corazze, siamo stanchi
Sei un rospo diventato drago, di scaglie di ossidiana, per giudizio sociale
Troppo tossico vedere il brutto oggi come speciale?
Vale la pena soffrire?
Legare?
Essere leale?
Si, con te stesso e anche per le piccole cose
Ma distingui le amanti dalle spose
Siamo passati anche per il crocevia, ma non togliere la benda
C'è una stella più in là, fa' paura, ci sta che ti sorprenda
Ti farò vedere la differenza tra vero e autentico
Quante volte ti hanno detto di essere vero, reale, senza filtri
Quante maschere indossava chi te l'ha detto, quante voci ha cambiato scegliendo tra vari timbri?
La verità non è la soluzione
Non è niente, è ciò che appare agli occhi delle persone
Tu invece sei nel profondo, ancora a chiederti quanto è brutto questo mondo
Stai crescendo, dai vita a te stesso, in questo ciclo spigolosamente tondo
Il tuo modo di sentire, subire, rilasciare, parlare, ascoltare, maturare il dolore
Ti rende autentico, più di una misera verità piena di colore
Quella stella brilla di apparenza,
Con qualche pianeta intorno anche la apprezza
Accanto l'autenticità, dal profondo di un buco nero
Che viene fuori dalla singolarità
Cosa c'è di più vero?
Togliti la benda ora, guardiamo per terra
Hai annaffiato una stella
Il tuo telescopio, l'occhio con cui guardi la terra